Catalogo 39 - Autografi Antichi

Dal 16 al 23 luglio 2026 la prima parte del catalogo attraversa quattro secoli di storia attraverso autografi, lettere, atti di cancelleria, documenti ufficiali e testimonianze manoscritte di grande interesse storico e collezionistico. Il catalogo riunisce figure centrali della politica, della diplomazia, della Chiesa, della nobiltà e della cultura europea, con presenze di particolare rilievo come Carlo V d’Asburgo, Ferdinando I d’Asburgo, Antoniotto II Adorno, Teodoro Trivulzio, Carlo d’Aragona Tagliavia, Marco Pio di Savoia, Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III, Vittorio Emanuele II, Francesco II d’Este, Federico Borromeo, Clemente XIII, Cesare Beccaria, Giosuè Carducci, Eleonora Duse e Filippo Turati.

Una raccolta che non si limita al valore della firma, ma restituisce il peso concreto dei documenti: ordini militari, provvedimenti sovrani, atti amministrativi, lettere private e comunicazioni politiche capaci di raccontare il funzionamento del potere, della società e della cultura tra Cinquecento e Ottocento. Ogni lotto diventa così una traccia materiale del proprio tempo, pensata per collezionisti, studiosi e appassionati di autografi storici originali. Tutti gli autografi sono certificati da Autografia con COA-R.


LOTTO 101

Autografo di Carlo V d'Asburgo Imperatore Atto Imperiale Disposizione*

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Stima: 2.000 - 2.500€

Descrizione:

Atto imperiale manoscritto su carta, in lingua latina, emanato a nome di Carlo V d’Asburgo, Sacro Romano Imperatore, datato Cremona, 16 giugno 1543. Il documento si apre con la formula “Carolus quintus divina favente clementia Romanorum Imperator Augustus…”, seguita dalla lunga titolatura imperiale e regale di Carlo V. In calce sono presenti la firma indicata come firma di Carlo V, sottoscrizioni cancelleresche e traccia di sigillo. Il foglio conserva pieghe, usure, macchie e segni di conservazione coerenti con l’età.

L’atto ha natura ufficiale di cancelleria imperiale e non di corrispondenza privata. Il testo contiene una dichiarazione dispositiva introdotta da formule quali “Nos igitur…” e “decernimus et declaramus”, con cui l’autorità imperiale conferma e dichiara valida una precedente disposizione patrimoniale, verosimilmente una dazione in solutum, relativa a somme, crediti o diritti connessi all’ambito milanese. Sono menzionati Francesco II Sforza, ultimo duca di Milano, Clara de Vicomercato, indicata come moglie di Francesco Capri, lo stesso Francesco Capri, Gerolamo Brebbia o Brebia ed Egidio Bosi, soggetti coinvolti nella vicenda amministrativa o patrimoniale richiamata dall’atto.

Il documento si colloca nel quadro successivo alla morte di Francesco II Sforza, avvenuta nel 1535, quando il Ducato di Milano entrò stabilmente nell’orbita imperiale asburgica. La data di Cremona, 16 giugno 1543, e il contenuto dell’atto documentano l’intervento dell’autorità di Carlo V su questioni giuridiche e patrimoniali legate al territorio milanese e a disposizioni maturate nella fase sforzesca o immediatamente successiva.

Carlo V d’Asburgo (1500–1558) fu Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Spagna. Figura centrale della politica europea del Cinquecento, governò un vastissimo insieme di territori e intervenne direttamente negli equilibri italiani, in particolare nel controllo imperiale del Ducato di Milano dopo la fine della dinastia sforzesca.

Termine asta:

15g 0o 5m 27s

Prezzo di partenza:

€ 500,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 102

Autografo Ferdinando I Asburgo Documento Resoconti Zecca di Kutná Hora

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Stima: 1.500 - 2.000€

Descrizione:

Autografo di Ferdinando I d’Asburgo, Re dei Romani, di Boemia e d’Ungheria, poi Imperatore del Sacro Romano Impero, su importante documento di cancelleria regia. Redatto in antico ceco, in elegante grafia cancelleresca rinascimentale con inchiostro ferrogallico bruno e databile alla metà del XVI secolo, è indirizzato agli ufficiali e magistrati della Zecca Reale di Kutná Hora, uno dei più rilevanti centri minerari e monetari del Regno di Boemia.

Il documento riguarda l’invio presso la Zecca di un emissario regio, identificato come Jan Ginter z Moru, con incarico di acquisire informazioni, relazioni e resoconti amministrativi. Il contenuto testimonia in maniera diretta l’attività di controllo esercitata dalla corona sulla produzione monetaria e sull’amministrazione finanziaria boema, in un momento centrale del processo di rafforzamento del potere asburgico.

La firma “Ferdinand” è apposta in calce. Al verso è conservato l’indirizzo calligrafico originale e sono ancora visibili tracce del sigillo in ceralacca originario, elemento che conferma la natura ufficiale e cancelleresca del documento. Esemplare di notevole interesse storico, economico e collezionistico, legato a una delle figure fondamentali dell’Europa del Cinquecento e a uno dei più celebri centri di coniazione dell’area boema.

Ferdinando I d’Asburgo nacque ad Alcalá de Henares nel 1503 e morì a Vienna nel 1564. Fratello minore dell’imperatore Carlo V, divenne Re di Boemia e d’Ungheria dopo la morte di Luigi II nella battaglia di Mohács del 1526. Eletto Re dei Romani nel 1531, succedette poi al fratello come Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1558. Il suo governo fu segnato dal confronto con l’espansione ottomana, dalle tensioni religiose della Riforma e da una profonda riorganizzazione amministrativa e finanziaria dei domini asburgici.

Documento cartaceo d’epoca, con piegature originali d’archivio, fioriture e lievi tracce d’umidità marginali. Inchiostro ferrogallico bruno ben conservato. Testo complessivamente leggibile, firma di ottima evidenza visiva e tracce del sigillo originario al verso. Ottimo stato di conservazione generale per l’epoca.

Termine asta:

15g 0o 6m 27s

Prezzo di partenza:

€ 300,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 103

Autografo di Doge Antoniotto II Adorno Governatore di Genova *

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Stima: 500 - 700€

Descrizione:

Autografo del Doge Antoniotto II Adorno su documento manoscritto, redatto in volgare cancelleresco e datato Genova, 20 luglio 1524. Il testo è disposto su una sola facciata, con scrittura a inchiostro bruno, pieghe originali, aloni di umidità, piccole lacune marginali e tracce compatibili con l’antica conservazione d’archivio. In calce compare la formula istituzionale “Dux et Gubernatores Excelsae Reipublicae Genuae”, propria degli atti emessi a nome del Doge e dei Governatori dell’Eccelsa Repubblica di Genova.

La lettera è redatta a nome del Doge Antoniotto II Adorno e dei Governatori della Repubblica di Genova ed è indirizzata ad Arriga Fregosa. Il contenuto costituisce una comunicazione ufficiale relativa a una richiesta o raccomandazione sottoposta al governo genovese, con riferimento a una persona descritta come bisognosa e meritevole di considerazione. La destinataria, Arriga Fregosa, appartiene verosimilmente all’ambito della famiglia Fregoso/Campofregoso, una delle principali casate della storia politica genovese, più volte presente al dogato e a lungo protagonista delle vicende cittadine tra tardo Medioevo e primo Cinquecento. 

Nella missiva si concede alla persona interessata la possibilità di trattenersi per otto o dieci giorni, così da provvedere ai propri affari e alle proprie necessità, secondo quanto era stato richiesto o promesso. Viene inoltre raccomandato che capitani generali e provveditori agiscano con moderazione e prudenza, mantenendo un comportamento adeguato alla natura del caso e agli ordini ricevuti.

Il documento si colloca in un momento particolarmente significativo della storia genovese. Nel 1524 Antoniotto II Adorno era doge della Repubblica, in una fase segnata dai difficili equilibri tra le grandi potenze europee e dalle tensioni interne tra le principali famiglie aristocratiche genovesi. La destinazione ad Arriga Fregosa accresce l’interesse storico dell’atto, inserendolo nel contesto dei rapporti tra il governo adorniano e l’ambiente dei Fregoso, famiglia centrale nella vita politica della Genova tra Quattrocento e primo Cinquecento.

Antoniotto II Adorno (Genova, 1479 – Milano, 1528) fu uno degli ultimi esponenti della potente famiglia Adorno, tra le casate che dominarono la vita politica della Repubblica di Genova tra il XIV e il XV secolo. Eletto doge nel 1522, governò in una fase particolarmente complessa, segnata dalle lotte tra le fazioni cittadine e dalle pressioni delle grandi potenze europee impegnate nelle Guerre d’Italia.

Termine asta:

15g 0o 7m 27s

Prezzo di partenza:

€ 150,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 104

Autografo di Teodoro Trivulzio Riconsegna Castello Capitano

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Stima: 600 - 800€

Descrizione:

Lettera manoscritta con autografo di Teodoro Trivulzio, datata “dal campo” il 15 agosto 1527 e indirizzata al capitano di un castello non nominato nel testo. Il documento, redatto in forma di ordine militare su carta, reca in calce l’ampia firma “Theodoro Trivultio”; sono visibili pieghe, tracce d’uso e una macchia circolare compatibile con antica chiusura o sigillo.

Con tono diretto e operativo, Trivulzio comunica di avere affidato ad Aluvisio, o Aluisio, da Trivulzio l’incarico di trasferirsi nella terra indicata e di assumere la cura del castello secondo quanto disposto. Ordina quindi al capitano destinatario di consegnare immediatamente il castello nelle sue mani, senza indugio, insieme alle “robe” spettanti al medesimo castello. La lettera si configura dunque come un’istruzione di comando per la riconsegna o il passaggio di controllo di una piazzaforte, in un contesto di piena mobilitazione militare.

La data del 15 agosto 1527 colloca il documento nei mesi successivi al Sacco di Roma, compiuto dalle truppe imperiali e dai lanzichenecchi nel maggio dello stesso anno, durante la guerra della Lega di Cognac. In quel quadro di instabilità, il controllo di città, castelli e guarnigioni costituiva un elemento decisivo negli equilibri tra Francia, Impero, papato e potenze italiane. Per Genova, allora legata alla sfera francese, la posizione di Trivulzio come governatore si inseriva in una fase particolarmente fragile, destinata di lì a poco a mutare con la crisi del dominio francese e il nuovo orientamento politico della città.

Teodoro Trivulzio (1474–1531), condottiero milanese e maresciallo di Francia, militò a lungo nelle guerre d’Italia al servizio della Corona francese. Fu governatore di Genova per Francesco I nel 1527 e, dopo le vicende liguri del 1528, ricoprì l’incarico di governatore di Lione, dove morì.

Termine asta:

15g 0o 8m 27s

Prezzo di partenza:

€ 150,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 105

Autografo di Tommaso Campeggi Marchese di Dozza Lettera Contenzioso tra Cavalieri

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta firmata da Tommaso Campeggi, marchese di Dozza, redatta il 26 settembre 1627. Il documento, disposto su più presenta pieghe di spedizione e bruniture compatibili con l’uso postale e la conservazione.

Nella missiva Campeggi interviene in una controversia sorta tra il conte Piero Malvezzi e il conte Filippo Bentivoglio, nominati nel testo come parti contrapposte. I due cavalieri sembrano essersi rimessi al suo giudizio, o comunque alla sua mediazione, per comporre un contrasto nato intorno a questioni d’onore. Campeggi afferma di avere considerato le ragioni di entrambi e tende a ricondurre l’accaduto a un’“ombra” generata più da gelosia e sensibilità cavalleresca che da un’offesa sostanziale. La lettera insiste sulla necessità di preservare l’onore di ambedue, evitando che il dissidio si trasformi in inimicizia aperta.

Il testo documenta con chiarezza una pratica di composizione aristocratica delle liti, nella quale il giudizio di un pari autorevole serviva a ristabilire equilibrio, reputazione e rapporti personali. La presenza dei nomi Bentivoglio e Malvezzi colloca la vicenda entro l’ambiente nobiliare bolognese del primo Seicento, dove le questioni d’onore potevano richiedere interventi formali e prudenti.

Tommaso Campeggi, marchese di Dozza, appartenne alla nobile famiglia bolognese dei Campeggi, titolare del feudo di Dozza e presente nella vita politica cittadina. Fu senatore e, più tardi, ambasciatore bolognese a Roma tra il 1661 e il 1666, mantenendo un ruolo di rilievo nei rapporti aristocratici e istituzionali del suo tempo.

Termine asta:

15g 0o 9m 27s

Prezzo di partenza:

€ 80,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 106

Autografo di Carlo d'Aragona Tagliavia Licenza Armi Provvedimento Contro Criminalità

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Stima: 350 - 500€

Descrizione:

Licenza d’armi manoscritta firmata da Carlo d’Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano e duca di Terranova, rilasciata dal governo di Milano, redatta a Milano il 31 ottobre 1583 e concessa al conte Scipione Gambara. Il documento reca la sottoscrizione del governatore e conserva il sigillo applicato, elemento materiale che conferma la natura autorizzativa dell’atto.

La licenza concede al conte Gambara, e ad altri sei uomini, la facoltà di portare armi, verosimilmente per propria difesa, secondo la formula propria dei provvedimenti governativi dell’epoca. Il testo si presenta come atto di concessione personale, emanato dall’autorità milanese in nome del governo dello Stato, con linguaggio amministrativo e dispositivo. 

Il documento assume particolare interesse perché redatto nel 1583, anno in cui a Milano furono adottati provvedimenti contro la criminalità, i bravi e il porto abusivo delle armi. In questo contesto, una licenza individuale rilasciata a un esponente dell’aristocrazia come il conte Scipione Gambara testimonia il controllo esercitato dall’autorità governativa sulla circolazione armata e sulle autorizzazioni personali concesse a soggetti di rango.

Carlo d’Aragona Tagliavia (1521–1599), principe di Castelvetrano e duca di Terranova, fu uomo di governo al servizio della monarchia spagnola. Ricoprì incarichi di rilievo come viceré di Sicilia, viceré di Catalogna e governatore dello Stato di Milano dal 1583 al 1592.

Termine asta:

15g 0o 10m 27s

Prezzo di partenza:

€ 80,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 107

Autografo di Marco Pio di Savoia Decreto Signorile Revoca Immunità e *

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Decreto signorile manoscritto relativo alla revoca di immunità e al pignoramento di beni, emanato a Sassuolo il 24 agosto 1586 sotto l’autorità di Marco Pio di Savoia, Signore di Sassuolo. Il documento presenta testo al fronte e al retro, con segni di piegatura d’uso, filigrana visibile in trasparenza, inchiostro ferrogallico nitido, firma autografa di Marcus Pius de Sabaudia e sigillo in ceralacca conservati al retro. 

Al fronte è redatta una supplica in volgare italiano indirizzata al Signore di Sassuolo da Moyse de Simon, appartenente alla locale comunità ebraica. Il ricorrente espone le vicende giudiziarie già intraprese dal padre defunto, Simon, per il recupero di un credito nei confronti di Battista Lucretio, gravato da interessi e oggetto di precedenti provvedimenti di pignoramento. Moyse lamenta che il debitore si sottragga all’esecuzione grazie a un salvacondotto, chiedendo l’intervento dell’autorità signorile per procedere sui beni del Lucretio e su quelli eventualmente passati a terzi possessori.

Al retro è riportato l’atto di accoglimento della supplica, redatto in latino curiale dalla cancelleria di Sassuolo e datato “Datum Saxolj die 24 Aug.tj 1586”. Il provvedimento ordina al Commissario di procedere d’autorità e di rendere giustizia, con espressa revoca o invalidazione di eventuali salvacondotti, compresi quelli riconducibili a protezioni esterne indicate come di “Sua Cattolica Maestà”. In calce compaiono la firma autografa di Marco Pio di Savoia e la controfirma del segretario Carolus Bellus, di mandato.

Il documento offre una testimonianza concreta dell’amministrazione della giustizia in ambito signorile nella Sassuolo di fine Cinquecento, con particolare riferimento all’esecuzione forzata, alla tutela del credito e ai rapporti tra autorità locale, debitori e creditori. La presenza di un ricorrente ebreo permette inoltre di collocare l’atto nel quadro dell’attività economica e creditizia delle comunità ebraiche emiliane del XVI secolo, mentre il richiamo ai salvacondotti esterni evidenzia la rivendicazione della competenza giurisdizionale del signore nel caso specifico.

Marco Pio di Savoia (1547–1599), signore di Sassuolo, appartenne alla famiglia Pio di Carpi. Governò il feudo sassolese nella seconda metà del Cinquecento, esercitando funzioni politiche, militari e giurisdizionali in un’area posta entro il complesso equilibrio degli stati padani dell’età moderna.

Termine asta:

15g 0o 11m 27s

Prezzo di partenza:

€ 120,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 108

Autografo di Vittorio Amedeo II Savoia Lettera Situazione Moncalieri*

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Stima: 350 - 450€

Descrizione:

Autografo di Vittorio Amedeo II di Savoia su lettera manoscritta in lingua francese, datata dal campo di Moncalieri il 10 luglio 1691, con sottoscrizione autografa di Vittorio Amedeo II di Savoia ed indirizzata al conte di Priouque.

La missiva riguarda questioni operative connesse alla situazione militare piemontese; Vittorio Amedeo comunica di aver ricevuto la precedente lettera dell’8 del mese e dispone che i lavori procedano con la maggiore diligenza possibile. Chiede inoltre l’invio di una nota esatta di ciò che si trova nella piazza e di quanto sia ancora realmente necessario, assicurando che le forniture richieste saranno trasmesse con urgenza.

Di particolare interesse è il passaggio relativo a Casal, da identificare con Casale Monferrato, piazzaforte di primaria importanza strategica nell’Italia nord-occidentale. Nella lettera si riferisce della presenza di circa quattrocento uomini di cavalleria e quattro reggimenti di fanteria dell’esercito nemico, oltre alla necessità di ottenere informazioni più precise sulla situazione della piazza e sui movimenti delle truppe.

Il documento si colloca nel contesto delle campagne militari che interessarono il Piemonte durante la guerra della Lega d’Augusta, o guerra dei Nove Anni, fase in cui il Ducato di Savoia si trovò al centro degli equilibri europei e del confronto con la Francia di Luigi XIV. La datazione dal campo di Moncalieri e il riferimento diretto a Casal conferiscono alla lettera un notevole interesse storico-militare, legandola alla gestione concreta delle piazzeforti, degli approvvigionamenti e della raccolta di informazioni strategiche.

Vittorio Amedeo II di Savoia (1666–1732), duca di Savoia, fu una delle figure decisive della politica italiana tra Seicento e Settecento. Abile sovrano e riformatore, ottenne la corona di Sicilia nel 1713, poi scambiata con quella di Sardegna nel 1720, dando origine al Regno di Sardegna sabaudo.

Termine asta:

15g 0o 12m 27s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 109

Autografo di Carlo Emanuele III di Savoia Re Atto Nomina Incarico

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Atto manoscritto firmato da Carlo Emanuele di Savoia, datato Torino, 20 novembre 1733, e controfirmato da funzionari della cancelleria. Redatto su ampia pergamena, si apre con la solenne intestazione “Carlo Emanuele”, seguita dalla titolatura regia: re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, duca di Savoia e titolare degli altri domini della Casa sabauda. Al recto è presente un regesto coevo, che riassume sinteticamente il contenuto del provvedimento.

Il documento conferisce al dottor Michele Antonio Cibrario la nomina a notaio, tabellione pubblico e giurato. La formulazione richiama i servizi precedentemente prestati, la fiducia accordata al destinatario e la volontà sovrana di attribuirgli l’ufficio con le prerogative, gli onori, le competenze e gli emolumenti connessi. Viene ordinato inoltre agli organi competenti di riconoscere Cibrario nell’esercizio della funzione, secondo le forme proprie dell’amministrazione sabauda.

In calce compaiono la firma di Carlo Emanuele e le sottoscrizioni di diversi funzionari, tra cui si leggono firme e sigle di cancelleria apposte per la validazione dell’atto. La presenza del regesto, della datazione torinese e delle controfirme conferisce al documento una struttura completa di patente amministrativa settecentesca, espressione della prassi burocratica del Regno di Sardegna negli anni Trenta del XVIII secolo.

Carlo Emanuele III di Savoia (1701–1773) fu re di Sardegna dal 1730 al 1773. Sovrano della casa sabauda, consolidò l’amministrazione dello Stato e guidò il regno in una fase segnata dalle guerre di successione europee e dal rafforzamento politico-militare della monarchia piemontese.

Termine asta:

15g 0o 13m 27s

Prezzo di partenza:

€ 80,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 110

Autografo di Vittorio Emanuele II Re di Sardegna, Cipro e Gerusalemme Decreto Acquisto Terreno

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Decreto reale su carta prestampata intestata “Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme”, datato Torino, 2 novembre 1853, firmato da Vittorio Emanuele II e controfirmato dal ministro dell’Interno Gustavo Ponza di San Martino. Il documento conserva in calce le sottoscrizioni e un sigillo cartaceo impresso.

Con il decreto, sulla proposta del ministro dell’Interno, viene autorizzato il Comune di Stradella a procedere all’acquisto di un terreno demaniale, secondo quanto indicato nella deliberazione comunale menzionata nel documento. La disposizione si chiude con l’incarico al ministro prefetto di provvedere all’esecuzione del decreto.

Il documento si colloca nell’ambito dell’amministrazione patrimoniale e territoriale del Regno di Sardegna negli anni precedenti l’Unità, attestando il passaggio formale attraverso cui un comune poteva essere autorizzato all’acquisto di beni demaniali, previa deliberazione locale e approvazione dell’autorità centrale.

Vittorio Emanuele II di Savoia fu re di Sardegna dal 1849 e, dal 1861, primo re d’Italia. Figura centrale del processo risorgimentale, mantenne il titolo regio durante le principali fasi dell’unificazione nazionale.

Gustavo Ponza di San Martino, uomo politico piemontese, ricoprì incarichi di governo nel Regno di Sardegna, tra cui quello di ministro dell’Interno.

Termine asta:

15g 0o 14m 27s

Prezzo di partenza:

€ 50,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 111

Autografo di Enrico III di Valois Re di Francia Lettera Questione al Marchese d'Elbeuf

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Stima: 1.800 - 2.200€

Descrizione:

Lettera manoscritta in lingua francese, datata Parigi, 16 marzo 1587, con ampia sottoscrizione autografa “Henry” di Enrico III di Francia. La lettera è indirizzata al marchese d’Elbeuf e riguarda una questione sottoposta all’attenzione del sovrano tramite memoriale e supplica. Enrico III interviene affinché il destinatario prenda in considerazione la vicenda con il dovuto riguardo, facendo riferimento alla necessità di tutela, esame e giustizia. Il linguaggio è tipico della corrispondenza regia francese della seconda metà del Cinquecento, nel quale la formula di raccomandazione si unisce all’autorità diretta del sovrano.

Il documento si colloca in un momento particolarmente delicato del regno di Enrico III, negli anni conclusivi delle guerre di religione francesi e in una fase di forte tensione politica tra monarchia, grandi casate nobiliari e partiti confessionali. La destinazione al marchese d’Elbeuf, appartenente alla potente area lorenese, accresce l’interesse storico della missiva, inserendola nella rete di relazioni aristocratiche e politiche che attraversavano la Francia alla vigilia della crisi finale della dinastia Valois.

La datazione al 1587, la provenienza parigina e la presenza della firma regia rendono la lettera una testimonianza significativa della cancelleria monarchica francese nel pieno della crisi politica e religiosa del tardo Cinquecento.

Enrico III nacque a Fontainebleau nel 1551 e fu re di Francia dal 1574 al 1589, dopo essere stato eletto re di Polonia. Ultimo sovrano della dinastia Valois, governò in una delle stagioni più difficili della storia francese, segnata dalle guerre di religione, dall’ascesa della Lega cattolica e dai conflitti con le grandi famiglie del regno. La sua morte, avvenuta nel 1589 per mano di Jacques Clément, aprì la strada all’ascesa di Enrico IV di Borbone.


Termine asta:

15g 0o 15m 27s

Prezzo di partenza:

€ 500,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 112

Autografo di Angelo Pilmisseri Cavaliere Ducale Licenza Porto d'Armi

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Lettera manoscritta firmata da Angelo Pilmisseri, cavaliere ducale di Francesco I d’Este, duca di Modena, datata 3 dicembre 1629. Il documento, redatto su foglio singolo, reca in calce la formula “in fede”, la sottoscrizione autografa del firmatario e un sigillo impresso, ancora visibile nella parte inferiore del foglio.

Nella missiva, redatta a nome del duca, si concede licenza a un conduttore e a un suo compagno, da notificarsi poi all’ufficio del podestà di Modena, di tenere armi da offesa e da difesa, compresi archibugi lunghi e corti. La concessione è formulata in termini pratici e circoscritti: gli altri uomini non potranno portare tali armi se non per semplice transito e fino agli alloggiamenti dove occorrerà loro depositarle o fermarle.

Il documento si inserisce nell’ambito dell’amministrazione ducale estense e della regolamentazione del porto d’armi nel territorio modenese, mostrando il controllo esercitato dalle autorità centrali e locali sulla circolazione di armi, archibugi e personale armato.

Angelo Pilmisseri, cavaliere ducale di Francesco I d’Este, fu attivo nell’esercizio di funzioni di cancelleria o rappresentanza legate all’autorità ducale modenese. La sua firma conferisce validità alla licenza rilasciata in nome del duca.

Termine asta:

15g 0o 16m 27s

Prezzo di partenza:

€ 50,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 113

Autografo di Francesco II d'Este Duca di Modena e Reggio Lettera*

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta con autografo di Francesco II d’Este, redatta in lingua latina e datata 1 gennaio 1675. 

Il contenuto della missiva ruota attorno al tema della reggenza e del governo ducale. Francesco II vi si esprime poco dopo l’assunzione diretta del potere, avvenuta nel 1674, quando, ancora quattordicenne, pose fine alla reggenza esercitata dalla madre Laura Martinozzi dal 1662. In questo quadro, la lettera conferma alcuni privilegi concessi alla città di Modena, assumendo il valore di un atto di continuità istituzionale nel passaggio dalla reggenza al governo personale del giovane duca. Il linguaggio latino e la forma solenne rafforzano il carattere ufficiale della comunicazione.

La missiva si colloca in un momento delicato della storia estense, all’indomani del trasferimento effettivo dell’autorità nelle mani di Francesco II. La data, 1 gennaio 1675, accresce il rilievo della missiva, poiché la pone nei primissimi mesi della nuova fase politica del ducato, quando la corte modenese stava ridefinendo equilibri interni, responsabilità di governo e rapporti con la città capitale dopo la lunga amministrazione materna.

Francesco II d’Este (1660–1694), duca di Modena e Reggio, succedette al padre Alfonso IV nel 1662 sotto la reggenza della madre Laura Martinozzi. Assunse il governo effettivo nel 1674; principe colto e incline alla musica e alle arti, guidò il ducato fino alla morte senza lasciare discendenza.

Termine asta:

15g 0o 17m 27s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 114

Autografo Rinaldo d'Este Cardinale Lettera Notizie Elezione Consorte

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Stima: 280 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta con autografo del cardinale Rinaldo d’Este, futuro duca di Modena e Reggio, datata 27 agosto 1690 e indirizzata al marchese Gasparo Ghirardini di Verona. Il documento presenta indirizzo esterno manoscritto, segnature postali e chiusura.

Nella missiva il cardinale d’Este risponde alle comunicazioni ricevute dal marchese, dichiarando di aver appreso con soddisfazione le notizie inviate. La parte centrale della lettera riguarda le trattative per l’elezione di una consorte, questione che egli presenta come seguita con attenzione e con implicazioni rilevanti per la propria casa. La missiva si riferisce alle ricerche matrimoniali condotte per il duca Francesco II d’Este; non avendo trovato altra soluzione adeguata, il matrimonio si sarebbe poi orientato verso la cugina Margherita Maria Farnese, principessa di Parma. La lettera si chiude con una formula di saluto, l’augurio al destinatario di ogni più desiderata felicità e firma del cardinale.

La lettera si colloca nel quadro delle strategie dinastiche estensi di fine Seicento, quando i matrimoni principeschi costituivano strumenti di equilibrio tra case sovrane, rapporti territoriali e convenienze politiche. 

Rinaldo d’Este (1655–1737), cardinale e poi duca di Modena e Reggio, appartenne alla dinastia estense e succedette al fratello Francesco II nel governo dello Stato modenese. Dopo la rinuncia alla porpora, assunse il ducato nel 1695 e guidò la politica estense nei complessi equilibri italiani ed europei tra fine Seicento e primo Settecento.

Termine asta:

15g 0o 18m 27s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 115

Autografo di Carlotta Felicita di Brunswick-Lüneburg Duchessa di Modena Lettera Auguri di Natale

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Stima: 280 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta firmata da Carlotta Felicita di Brunswick-Lüneburg, duchessa di Modena, consorte di Rinaldo I d’Este, datata Modena, 31 dicembre 1701. Presenta indirizzo al margine inferiore rivolto a un destinatario indicato come “S. M. Giac. Malaspina / Licciano”, e reca in calce l’ampia sottoscrizione autografa “Carlotta Duchessa di Modena”. 

Nella missiva la duchessa richiama la solennità del Natale, che le offre occasione per adempiere ai consueti doveri di complimento, augura prosperità adeguate ai meriti del corrispondente e chiude con formula di cortese deferenza.

Carlotta Felicita di Brunswick-Lüneburg (1671-1710), principessa tedesca della casa di Hannover, sposò Rinaldo I d’Este nel 1696, divenendo duchessa consorte di Modena e Reggio. Fu madre di Francesco III d’Este e figura inserita nelle relazioni dinastiche europee del suo tempo.

Termine asta:

15g 0o 19m 27s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 116

Autografo di Adelgonda di Baviera Duchessa di Modena e Reggio Lettera Condoglianze

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Stima: 280 - 350€

Descrizione:

Lettera interamente autografa, in taglio oro, di Adelgonda di Baviera, nata principessa di Baviera e duchessa di Modena e Reggio quale consorte di Francesco V d’Asburgo-Este. La lettera, redatta in lingua tedesca, è indirizzata a un’amica e assume il tono raccolto e personale di un messaggio di condoglianze.

Nel testo Adelgonda esprime partecipazione per un lutto familiare, riferito alla morte dello zio di un Fontana. La comunicazione ha carattere privato e la duchessa si rivolge alla destinataria con parole di vicinanza. La missiva termina con la firma autografa di Adelgonda.

Adelgonda di Baviera (1823-1914), figlia del re Ludovico I di Baviera, sposò Francesco V d’Asburgo-Este e fu duchessa di Modena e Reggio fino al 1859. Dopo la fine del ducato visse prevalentemente in esilio, mantenendo il rango e i legami dinastici delle case di Baviera e Austria-Este.

Termine asta:

15g 0o 20m 27s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 117

Autografo di Francesco V d'Este Duca di Modena Lettera Compagnia*

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Stima: 150 - 220€

Descrizione:

Lettera interamente autografa di Francesco V d’Austria-Este, ultimo duca di Modena, redatta il 25 giugno s.d. e indirizzata al comandante della Cittadella, il tenente colonnello Alessandro Ferri, sanfeliciano. 

Nella missiva Francesco comunica al comandante il desiderio di assistere, l’indomani mattina alle ore 6, all’esercitazione della Compagnia militare insieme ai cadetti. La lettera si chiude con la firma del duca.

La busta presenta l'indicazione manoscritta del destinatario e al verso si conserva il sigillo rosso in ceralacca, con stemma e scritta “Generale Militare”. 

Francesco V d’Asburgo-Este fu duca di Modena e Reggio dal 1846 al 1859, ultimo sovrano del ducato prima dell’annessione al Regno di Sardegna. Legato alla casa d’Austria, mantenne una linea politica conservatrice e visse in esilio dopo la perdita dei domini. Fu inoltre riconosciuto dai legittimisti giacobiti come pretendente al trono d’Inghilterra, Scozia e Irlanda.

Termine asta:

15g 0o 21m 27s

Prezzo di partenza:

€ 50,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 118

Autografo di Giovan Francesco Gonzaga Duca di Sabbioneta Lettera Concessione Licenza Raccolto

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Stima: 280 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta firmata da Giovan Francesco Gonzaga, indicato nell’intestazione come duca di Sabbioneta e principe di Bozzolo, redatta il 24 febbraio 1693 e indirizzata a Ottavio Vittorio Cancelliere di Commissione. Il documento ha indirizzo nella parte inferiore e sigillo cartaceo impresso.

Nella missiva viene concessa licenza al signor Camillo Castiglioni di estrarre dal territorio ottanta di frumento, trentatré di formentone e tre di fagioli, derrate raccolte sopra le terre del suo Priorato. L’autorizzazione è accordata senza pagamento, con la prescrizione che l’estrazione sia prima notificata all’ufficio competente, così da consentire la registrazione dell’operazione. La formula finale affida al cancelliere l’esecuzione della disposizione secondo le modalità indicate.

Il documento rientra nella prassi amministrativa signorile relativa al controllo delle derrate agricole e alla loro circolazione fuori dal territorio. La presenza del sigillo e della firma conferisce alla comunicazione il carattere di autorizzazione formale, destinata a regolamentare un caso specifico di esportazione di prodotti raccolti su beni ecclesiastici o priorali.

Giovan Francesco Gonzaga appartenne al ramo gonzaghesco legato ai domini di Sabbioneta e Bozzolo. Attivo tra XVII e XVIII secolo, esercitò funzioni signorili e amministrative in un contesto territoriale ormai inserito nelle complesse relazioni politiche dell’Italia padana di età moderna.

Termine asta:

15g 0o 22m 26s

Prezzo di partenza:

€ 50,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 119

Autografo di Federico Borromeo Cardinale Lettera Notizie Assoluzione

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Lettera manoscritta in lingua italiana redatta da Federico Borromeo e datata Roma, 22 aprile 1595, con sottoscrizione autografa del cardinale in calce. Di particolare rilievo la presenza del sigillo in ceralacca, ancora ben conservato.

La missiva è indirizzata a un alto destinatario ecclesiastico, il cui nome viene omesso, presso Venezia, ed ha carattere personale e congratulatorio: Borromeo manifesta la propria soddisfazione per la “libera assoluzione” ottenuta dal corrispondente, esprimendo compiacimento per il buon esito della vicenda e confermando il proprio favore. 

La datazione al 1595 conferisce al documento un interesse particolare. Federico Borromeo era già cardinale dal 1587 e proprio in quell’anno venne destinato alla sede arcivescovile di Milano, ruolo nel quale avrebbe lasciato un’impronta decisiva nella vita religiosa e culturale lombarda. La lettera si colloca quindi in una fase centrale della sua carriera, nel passaggio tra l’ambiente romano e il futuro governo della Chiesa milanese.

Federico Borromeo nacque a Milano nel 1564 da una delle più importanti famiglie lombarde. Cugino di san Carlo Borromeo, fu creato cardinale da Sisto V e divenne arcivescovo di Milano nel 1595. Uomo di profonda cultura e figura eminente della stagione post-tridentina, fondò nel 1607 la Biblioteca Ambrosiana, destinata a diventare una delle maggiori istituzioni culturali europee. La sua memoria è rimasta legata anche alla celebre rappresentazione manzoniana nei Promessi sposi.

Termine asta:

15g 0o 23m 26s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 120

Autografo di Girolamo Colonna Cardinale Lettera Segnatura Giudici

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Lettera manoscritta con firma autografa del cardinale Girolamo Colonna, appartenente al ramo di Paliano della famiglia Colonna, datata Bologna, 25 luglio 1637, e indirizzata a un cardinale non meglio identificato. Il documento, redatto su carta vergata e sottoscritto in calce dal cardinale, reca una comunicazione di carattere amministrativo e giurisdizionale relativa al tribunale connesso a San Giovanni in Laterano.

Nella missiva Colonna riferisce di avere appreso che, in diverse occasioni, si procede alla segnatura di giudici per cause spettanti al suo tribunale di San Giovanni Laterano, nonostante la materia rientri nella sua autorità e in quella dei suoi rappresentanti. Per tale ragione chiede al destinatario di impartire gli ordini opportuni affinché la sua giurisdizione non sia lesa e le cause di competenza siano rimesse al ministro indicato, richiamando in particolare il ruolo del vicario della Basilica. La lettera si chiude con formule di deferenza e con la firma autografa del cardinale Colonna.

Il documento testimonia un aspetto concreto dell’amministrazione ecclesiastica del XVII secolo: la tutela delle competenze giurisdizionali legate alla Basilica lateranense e ai suoi organi, in un rapporto epistolare tra autorità cardinalizie. La provenienza da Bologna si accorda con la posizione allora ricoperta da Colonna, impegnato nell’arcidiocesi bolognese pur mantenendo l’incarico di arciprete di San Giovanni in Laterano.

Girolamo Colonna (1604–1666), cardinale e arcivescovo italiano, fu esponente della famiglia Colonna del ramo di Paliano. Creato cardinale da Urbano VIII, fu arcivescovo di Bologna e arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano; in seguito divenne cardinale vescovo di Frascati.

Termine asta:

15g 0o 24m 26s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 121

Autografo di Giacomo Cantelmo Cardinale Lettera Composizione Poetica

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Lettera manoscritta con firma del cardinale Giacomo Cantelmo, redatta a Napoli il 27 gennaio 1698 e indirizzata all’abate Pietro Canneti di Faenza. 

Nella missiva Cantelmo ringrazia l’abate per la composizione ricevuta, dichiarando di averla accolta con compiacimento e di apprezzarne il talento. Il riferimento alla composizione si lega all’attività poetica di Canneti, cui il cardinale riconosce qualità e finezza. La lettera assume così il carattere di una risposta cortese e personale, nella quale Cantelmo ringrazia anche per l’affetto dimostrato e si dichiara desideroso di poter corrispondere, in ogni occasione, a quanto possa risultare di soddisfazione per il destinatario. Termina con formula di saluto e augurio, seguita dalla firma del cardinale.

Il documento testimonia un rapporto di cortesia e scambio intellettuale tra un alto prelato e un ecclesiastico letterato, in un contesto nel quale componimenti poetici, omaggi manoscritti e lettere di ringraziamento costituivano parte ordinaria delle relazioni culturali ed ecclesiastiche.

Giacomo Cantelmo (1645–1702), cardinale e arcivescovo, fu nunzio apostolico e uomo di Curia. Creato cardinale da Innocenzo XII, ricoprì incarichi diplomatici ed ecclesiastici di rilievo e fu arcivescovo di Napoli dal 1691 fino alla morte.

Termine asta:

15g 0o 25m 26s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 122

Autografo di Lazzaro Pallavicino Arcivescovo di Tebe Lettera Amministrazione Mensa Vescovile

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Autografo di Lazzaro Pallavicino, arcivescovo titolare di Tebe,  su lettera manoscritta redatta a Firenze il 16 novembre 1726 e indirizzata al letterato Pietro Bucelli.

Nella missiva viene comunicato l’esame dei conti relativi all’affare di Fabio Fratto, concernenti l’amministrazione da lui tenuta delle entrate della Mensa Vescovile, ovvero il complesso dei beni e delle rendite destinati al sostentamento del vescovo e della sede episcopale, dalla morte di monsignor Arrighi fino alla sua partenza. Pallavicino informa Bucelli che i propri ministri hanno composto le note delle spese e degli onorari dovuti, precisando tuttavia che non si può procedere al saldo definitivo dei conti prima che tali note siano state osservate dall’interessato, così da verificare l’eventuale presenza di difficoltà o contestazioni. Per questo motivo le trasmette in allegato a Bucelli, affinché possano essere fatte pervenire a Roma e valutate prima dell’ultimazione dell’affare.

La lettera si colloca nell’ambito dell’attività amministrativa ed ecclesiastica di Pallavicino, qui ancora qualificato come arcivescovo di Tebe e legato alla nunziatura fiorentina. 

Lazzaro Pallavicino, o Pallavicini, (1684–1744), prelato genovese, fu governatore pontificio, inquisitore a Malta e nunzio apostolico a Firenze dal 1721. Insignito del titolo di arcivescovo di Tebe, proseguì poi la carriera curiale a Roma, dove morì nel 1744.

Termine asta:

15g 0o 26m 26s

Prezzo di partenza:

€ 50,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 123

Autografo di Ercole Consalvi Cardinale Richiesta Scorta per Viaggio

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Stima: 150 - 200€

Descrizione:

Autografo del cardinale Ercole Consalvi su documento a stampa con integrazioni manoscritte, emanato dalla Segreteria di Stato pontificia e datato “3 Giugno 1822”. In alto è impresso lo stemma pontificio con tiara e chiavi decussate; il foglio presenta bruniture diffuse, coerenti con la natura pratica del documento.

Il testo dispone che “i Governatori, e Comandanti Militari dello Stato Pontificio” somministrino le scorte richieste dal signor Allen, il quale “si porta a Napoli”, provenendo da Roma, per la sicurezza del proprio viaggio. Si tratta dunque di un ordine di assistenza al transito, predisposto su modulo prestampato e completato a mano nei campi relativi alla persona interessata, al percorso e alla data.

Il documento testimonia l’attività amministrativa della Segreteria di Stato pontificia nella regolazione degli spostamenti e nella tutela dei viaggiatori entro il territorio dello Stato Pontificio, attraverso disposizioni rivolte alle autorità civili e militari locali. 

Ercole Consalvi, nato a Roma nel 1757, fu cardinale e Segretario di Stato di Pio VII. Figura centrale della diplomazia pontificia, negoziò il Concordato con Napoleone e rappresentò la Santa Sede al Congresso di Vienna. Morì ad Anzio nel 1824.

Termine asta:

15g 0o 27m 26s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 124

Autografo di Placido Zurla Cardinale Lettera Richiesta Incontro

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Lettera interamente autografa con firma del cardinale Placido Zurla, datata Roma, 18 dicembre 1826, indirizzata a un destinatario non indicato. 

Nella missiva Zurla formula gli auguri per le imminenti festività natalizie ed esprime il desiderio e la speranza di un futuro incontro, lasciando emergere una relazione di consuetudine o conoscenza personale.

Placido Zurla (1769–1834), cardinale e religioso camaldolese, fu studioso, geografo e uomo di Curia. Creato cardinale da Pio VII, ricoprì incarichi ecclesiastici di rilievo, tra cui quello di vicario generale di Roma, distinguendosi anche per gli studi storici e geografici legati in particolare alla cartografia veneziana.

Termine asta:

15g 0o 28m 26s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 125

Autografo Costantino Patrizi Naro Cardinale Lettera Auguri e Ossequio

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Stima: 150 - 220€

Descrizione:

Lettera manoscritta con firma del cardinale Costantino Patrizi Naro, datata Roma, 25 novembre 1858, e indirizzata al cardinale Vannicelli Casoni, arcivescovo di Ferrara. Presente intestazione rivolta a “Emo e Rmo Sig. Mio Colmo” e sottoscrizione finale del cardinale Patrizi.

Nella missiva Patrizi esprime i propri sentimenti di ossequio e presenta al destinatario gli auguri per le imminenti festività natalizie, richiamando la “solennità natalizia del nostro Redentore”. La lettera si chiude con formula di saluto e riverenza, “baciandole umilissimamente le mani”, seguita dalla firma.

Il documento testimonia una consuetudine epistolare propria degli ambienti cardinalizi dell’Ottocento, nella quale gli auguri per le principali ricorrenze religiose erano espressi attraverso formule di deferenza personale e istituzionale. Il riferimento al cardinale arcivescovo di Ferrara colloca la missiva entro una rete di rapporti tra alti prelati della Chiesa pontificia.

Costantino Patrizi Naro (1798–1876), cardinale e uomo di Curia, fu tra le figure ecclesiastiche di rilievo del pontificato di Pio IX. Ricoprì incarichi importanti nella Curia romana e fu vicario generale di Roma, mantenendo un ruolo centrale nell’amministrazione ecclesiastica dell’Ottocento.

Termine asta:

15g 0o 29m 26s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 126

Bolla Papale di Papa Clemente XIII Assegnazione Pensione Annua

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Bolla pontificia su pergamena di Clemente XIII, con sottoscrizione autografa, datata Roma, Santa Maria Maggiore, 5 aprile 1764, nel sesto anno di pontificato, indirizzata a Bartolomeo Olivazzi, referendario in entrambe le Segnature apostoliche, insigne canonico della Chiesa di Milano e vicario dell’arcivescovo di Milano. Il documento conserva la corda passante e il sigillo metallico pendente di Clemente XIII, con al recto la legenda “CLEMENS PAPA XIII” e al verso le figure dei Santi Pietro e Paolo.

Con l’atto il pontefice assegna al presbitero Francesco Maria Cioia, referendario in entrambe le Segnature apostoliche e abbreviatore della Cancelleria apostolica, una pensione annua libera ed esente di cento scudi di moneta romana, da corrispondersi sui proventi del monastero dei Santi Pietro Apostolo e Calocero di Clivate, detto di San Benedetto, nella diocesi di Milano. La commenda del medesimo monastero, allora vacante, viene attribuita a Cesare Alberico Lucini, arcivescovo di Nizza e nunzio apostolico residente a Colonia, presso il quale Francesco Maria Cioia risulta indicato come coadiutore nella cura, gestione e amministrazione del monastero.

La disposizione stabilisce che Cesare Alberico Lucini e i suoi successori, finché terranno temporaneamente il monastero, siano tenuti al pagamento integrale della pensione annuale a favore di Francesco Maria Cioia o del suo procuratore. Il testo prevede inoltre sanzioni ecclesiastiche in caso di mancato adempimento, con riferimento all’interdetto, alla scomunica e alla possibile privazione della commenda, demandando ai destinatari del documento il compito di far eseguire effettivamente quanto stabilito nella lettera apostolica.

Il documento si inserisce nella prassi amministrativa pontificia relativa alla gestione di benefici, commende e rendite ecclesiastiche nel XVIII secolo, attestando il controllo della Santa Sede sull’assegnazione di pensioni e proventi connessi a istituzioni religiose della diocesi milanese.

Clemente XIII, nato Carlo Rezzonico (1693–1769), fu papa dal 1758 al 1769. Veneziano, già vescovo di Padova, guidò la Chiesa in una fase segnata dai rapporti complessi con le monarchie europee e dalla difesa della Compagnia di Gesù.

Termine asta:

15g 0o 30m 26s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 127

Autografo di Mauro Cappellari Futuro Papa Gregorio XVI Lettera Felici*

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Lettera interamente autografa di Mauro Cappellari, futuro papa Gregorio XVI, datata Roma, 26 febbraio 1819, e indirizzata al signor Fabio Mutinelli a Venezia. Il documento, su foglio ripiegato a lettera, conserva al recto l’indirizzo manoscritto con indicazione “Venezia”, la nota d’archivio “1819”, il timbro postale “V Stato Pontificio” e il sigillo in ceralacca rossa. Il testo, disposto su una pagina, è chiuso dalla firma autografa “D. Mauro Cappellari”.

Cappellari scrive in risposta a due lettere del corrispondente, datate 31 dicembre e 6 gennaio, scusandosi del ritardo dovuto alla mancanza di tempo e non a disattenzione. La comunicazione ha tono cordiale e personale: l’autore ringrazia per una notizia ricevuta, relativa al matrimonio del destinatario, e se ne rallegra con espressioni di viva partecipazione. Richiama anche, in forma morale e religiosa, il tema della “buona moglie”, citando formule latine come “mulier bona” e augurando che dalle nozze derivino i più felici risultati. Nella parte finale accenna a persone comuni alla loro conoscenza, tra cui il signor Lozzani, e prega Mutinelli di porgere i propri rispetti ai genitori e alla signora sposa.

Il destinatario della missiva è Fabio Mutinelli, storico e saggista veneziano, noto per i suoi studi sulla storia civile, politica e documentaria di Venezia. La lettera testimonia dunque un rapporto epistolare tra Cappellari, allora ancora lontano dal pontificato, e un esponente dell’ambiente erudito veneziano del primo Ottocento. 

Mauro Cappellari, poi Gregorio XVI (1765–1846), fu monaco camaldolese, teologo e pontefice dal 1831 alla morte. Prefetto di Propaganda Fide prima dell’elezione, guidò la Chiesa in una fase segnata dalle tensioni politiche dell’età post-napoleonica e dai rapporti complessi tra papato, stati europei e movimenti liberali.

Termine asta:

15g 0o 31m 26s

Prezzo di partenza:

€ 100,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 128

Autografo di William Byron V Barone Obbligazione Pagamento

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Stima: 600 - 800€

Descrizione:

Documento giuridico inglese in forma di bond, datato 27 aprile 1752, redatto in parte a stampa e in parte manoscritto in lingua inglese, con sottoscrizione autografa “Byron” e sigillo in ceralacca rossa conservato in calce. L’atto si presenta su ampio foglio, con intestazioni tipografiche ornamentali, scrittura manoscritta a inchiostro bruno, impressione fiscale a secco, pieghe originali e annotazione dorsale coeva.

Al verso è presente l’antica nota riassuntiva: “The Right Honble Wm Lord Byron to Saml Child Esq. Bond for Payment of 9000 L. & Interest”, che identifica con chiarezza la natura del documento: un’obbligazione per il pagamento di 9000 sterline più interessi. Il documento è intestato a William Lord Byron, Baron of Rochdale, obbligato nei confronti di Samuel Child, indicato nell’atto come residente a Lincoln’s Inn Fields, Middlesex.

Il testo stabilisce le condizioni dell’obbligazione, con riferimento al pagamento della somma pattuita, agli interessi e al rispetto di ulteriori patti, clausole e accordi contenuti in una precedente indenture. Vengono inoltre menzionati Elizabeth Lady Byron, moglie di William Byron, e altri soggetti coinvolti nella struttura giuridico-patrimoniale dell’operazione. La formula “Sealed & Delivered”, unita alla sottoscrizione e al sigillo in ceralacca, conferisce al documento piena evidenza di atto formale vincolante secondo la prassi legale inglese del XVIII secolo.

Documento di notevole interesse storico, nobiliare e collezionistico, nel quale la sottoscrizione autografa di William Byron si unisce a un contenuto patrimoniale di grande rilievo economico. La presenza del sigillo in ceralacca, dell’annotazione dorsale e dell’importo indicato di 9000 sterline rende il pezzo particolarmente significativo per la documentazione della famiglia Byron prima della piena celebrità letteraria legata al poeta George Gordon Byron.

William Byron, V barone Byron di Rochdale, nacque nel 1722 e apparteneva alla linea nobiliare da cui discese George Gordon Byron, il celebre poeta romantico, che ereditò il titolo come VI barone Byron. Figura discussa dell’aristocrazia inglese settecentesca, William Byron fu legato alla storia di Newstead Abbey e divenne noto anche per le difficoltà economiche della famiglia e per il celebre processo seguito alla morte di William Chaworth nel 1765.


Termine asta:

15g 0o 32m 26s

Prezzo di partenza:

€ 150,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 129

Autografo di Julius Jacob von Haynau Generale Lettera Comunicazione*

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Autografo di Julius Jacob von Haynau, comandante austiaco, su documento datato Brescia, 1 dicembre 1848, redatto su carta con scrittura corsiva a inchiostro bruno, pieghe originali, lacuna laterale da apertura, lievi fioriture e tracce coerenti con la conservazione documentaria d’archivio.

Il documento appartiene all’ambito del comando militare austriaco in Lombardia e riguarda comunicazioni di servizio relative alla Gendarmeria. Si fa riferimento a una precedente comunicazione del Gendarmerie-Regiments-Commando di Milano, datata 23 novembre 1848, e vengono nominati il Rittmeister Filippo Albertazzi e il Lieutenant Felice Oldrati, inseriti nel contesto della Gendarmerie-Abtheilung e delle disposizioni connesse al servizio e alla catena amministrativa tra Brescia e Milano.

La natura del documento è quella di un atto militare-amministrativo, legato alla gestione interna del personale e delle comunicazioni ufficiali dell’apparato austriaco nel Lombardo-Veneto. La datazione bresciana, 1 dicembre 1848, accresce in modo significativo l’interesse storico del pezzo, collocandolo pochi mesi prima delle drammatiche vicende del 1849 che avrebbero legato il nome di Haynau alla repressione della città di Brescia.

Julius Jacob von Haynau, nato a Kassel nel 1786, fu generale dell’esercito austriaco e figura tra le più discusse della storia militare europea dell’Ottocento. Dopo la lunga carriera nelle guerre napoleoniche e nel servizio imperiale, ebbe un ruolo di primo piano nelle campagne del 1848-1849. La sua azione repressiva in Italia e in Ungheria gli procurò una fama durissima, legata in particolare alla repressione di Brescia e alla successiva repressione della rivoluzione ungherese.

Termine asta:

15g 0o 33m 26s

Prezzo di partenza:

€ 70,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 130

Autografo Luigi Forni Generale Lettera Invito Rappresentazione Torneo

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Lettera manoscritta firmata del generale estense Luigi Forni, redatta a Modena il 13 febbraio 1857, indirizzata a un “Pregiatissimo Signor Tenente Colonnello”.  

Nella missiva Forni comunica che “Sua Altezza Reale l’Augusto Sovrano” gli ha ordinato di invitare il destinatario, insieme ai signori del Convitto, alla rappresentazione del Torneo prevista per la domenica successiva, alle ore 6 e mezza, nella Cavallerizza. Aggiunge poi un’indicazione pratica sull’accesso, precisando che il gruppo dovrà entrare dal cancelletto del giardino grande. La lettera ha dunque carattere formale e organizzativo, legato a un invito ufficiale proveniente dall’ambiente della corte estense.

Il documento si colloca nel contesto della Modena ducale, pochi anni prima della fine del Ducato estense. Il riferimento all’“Augusto Sovrano” e alla rappresentazione del Torneo nella Cavallerizza rimanda alla vita cerimoniale e militare della corte, nella quale ufficiali, istituti e convitti erano coinvolti in occasioni pubbliche e rappresentative.

Luigi Forni, nato nel 1806 e morto nel 1877, fu conte modenese e ufficiale al servizio della dinastia estense. Formatasi nell’Accademia Nobile Militare Estense, la sua carriera si svolse nell’ambiente militare e di corte del Ducato di Modena, dove ricoprì incarichi di rilievo accanto ai sovrani estensi.

Termine asta:

15g 0o 34m 26s

Prezzo di partenza:

€ 30,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 131

Autografo di Cesare Beccaria Giurista Lettera Spostamento Mulino

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Stima: 700 - 1.000€

Descrizione:

Lettera-documento con autografo di Cesare Beccaria, redatta presso l’Annona il 31 marzo 1778, su carta vergata manoscritta. Il testo reca in apertura il riferimento al Regio Ducal Magistrato Camerale e presenta, nella parte superiore, data e indicazione “All’Annona”; nella parte inferiore compare una nota di spedizione o registrazione riferita allo stesso Magistrato Camerale.

Il documento riguarda la regolazione dei movimenti della farina e della materia prima destinata alla macinazione tra due mulini, uno situato a Campagnano in Valtravaglia e uno a Mugnano. La disposizione prende atto del fatto che a Mugnano il grano viene macinato soltanto per tre mesi l’anno e disciplina quindi il trasferimento della materia prima verso la Valtravaglia, con indicazioni operative legate alla nuova licenza annonaria e alla gestione delle quantità da trasportare.

La lettera si inserisce nel contesto dell’amministrazione annonaria lombarda di fine Settecento, dove il controllo dei cereali, della macinazione e della circolazione delle farine rientrava tra le competenze pratiche degli uffici pubblici preposti all’approvvigionamento. Il documento testimonia un intervento amministrativo puntuale, legato alla gestione di mulini locali e alla necessità di regolare i flussi della produzione in base alla loro effettiva attività stagionale.

Cesare Beccaria (1738–1794), giurista, economista e funzionario milanese, fu tra le figure centrali dell’Illuminismo lombardo. Autore del celebre trattato Dei delitti e delle pene, ricoprì incarichi pubblici nell’amministrazione austriaca di Milano, occupandosi anche di materie economiche e annonarie.

Termine asta:

15g 0o 35m 26s

Prezzo di partenza:

€ 240,00

Inizio asta 16/07/2026 12:00:00


LOTTO 132

Autografo di Emanuele Alfieri di Sostegno Procura Notarile Gestione*

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Autografo di Emanuele Alfieri di Sostegno su atto notarile manoscritto in lingua francese, redatto a Parigi il 29 ottobre 1829 davanti al notaio Pierre Nicolas Riand e collega. L’atto conserva sottoscrizioni notarili, annotazioni marginali, bolli fiscali, timbri e successive legalizzazioni ufficiali.

 Il documento riguarda una procura generale e speciale conferita da Angiolina Guibaldi, maggiorenne e domiciliata a Parigi, in favore di un procuratore residente a Pontremoli, incaricato di rappresentarla in una complessa vicenda patrimoniale e giudiziaria. Il contenuto conferisce al mandatario ampi poteri di rappresentanza: rendere e richiedere conti, ricevere somme, rilasciare quietanze, promuovere istanze, comparire davanti alle autorità giudiziarie, nominare arbitri, sottoscrivere transazioni, procedere a opposizioni, sequestri, cancellazioni e ogni altra azione necessaria alla tutela degli interessi della costituente. Di particolare rilievo è il riferimento alla revoca della procura precedentemente attribuita a Mastrelli, elemento che colloca il documento all’interno di una controversia o gestione patrimoniale già avviata.

L’atto presenta un articolato percorso di autenticazione: dopo la redazione notarile parigina, la firma viene legalizzata presso le autorità francesi e successivamente sottoposta a ulteriore certificazione presso l’Ambasciata di Sardegna a Parigi, in data 13 novembre 1829. Tra i sottoscrittori e funzionari coinvolti compare anche Carlo Emanuele Alfieri di Sostegno, figura di primo piano della diplomazia sabauda, la cui presenza conferisce al documento un interesse storico-istituzionale ulteriore.

Carlo Emanuele Alfieri di Sostegno (1764–1844), nobile e diplomatico piemontese, fu ufficiale dell’Armata Sarda e ministro del Regno di Sardegna a Parigi dal 1814 al 1828. Vicino alla corte sabauda, partecipò a delicate trattative diplomatiche dopo la Restaurazione e promosse iniziative artistiche e culturali, tra cui la fondazione della Galleria Sabauda.

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LOTTO 133

Autografo di Giuseppe Mazzini Lettera Finanziamento Azione Patriottica

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Stima: 800 - 1.000€

Descrizione:

Importante lettera interamente autografa firmata di Giuseppe Mazzini, indirizzata a Fortunato Prandi e datata “8 genn. 1834”, redatta su ampio foglio e chiusa dalla firma “G. Mazzini”. Il testo si apre con l’appellativo “Caro Prandi” e richiama una precedente lettera “concernente la G. E. e le cose nostre”, sigla da riferirsi alla Giovine Europa, rimasta senza risposta. Mazzini vi menziona inoltre il tramite dell’“ottimo Botta” e chiede che la risposta sia indirizzata a Berna, sotto coperta, a “Mr. Joseph”.

La lettera affronta in modo diretto il problema del finanziamento dell’azione patriottica. Mazzini prospetta a Prandi il caso di “un paese d’Italia” intenzionato ad agire “sopra un piano coordinato cogli altri paesi italiani, e coll’estero”, bisognoso di reperire una forte somma attraverso un imprestito da contrarre poco prima dell’azione. Chiede quindi se un simile prestito possa essere realizzato a Londra, se sia possibile conservarne il segreto fino al momento opportuno e quali debbano essere le forme della garanzia e della sua verifica. La somma indicata è “fluttuante dall’uno ai due milioni”, con cinque garanti scelti tra i principali proprietari dello Stato interessato, “nomi noti anche all’estero”. Mazzini precisa che la proposta proviene dal “Comit. Centrale interno” dello Stato cui allude e che egli è incaricato di spedire la domanda.
Per evitare la censura postale dei governi europei, Mazzini ordina di inviare la risposta a Berna (Svizzera), all'indirizzo di un commerciante (Schnyder Dufresne), usando lo pseudonimo coperto di "Mr. Joseph".

Il documento si colloca nel quadro dell’attività mazziniana del 1834, dopo il fallimento dei moti in Savoia e durante il rifugio svizzero di Mazzini, fase nella quale prese forma la Giovine Europa accanto alla rete della Giovine Italia. In quello stesso contesto Mazzini cercò di coinvolgere Fortunato Prandi, residente negli ambienti londinesi, come possibile referente per la Giovine Europa e la Giovine Italia, confidando nelle sue relazioni nell’alta società e nel mondo intellettuale britannico per la negoziazione di un consistente prestito patriottico. Prandi, già in passato sostenitore economico di Mazzini, non accettò però l’incarico: la sua posizione moderata e favorevole alla monarchia costituzionale rendeva per lui irrealizzabile e politicamente rischiosa una raccolta di fondi destinata a un movimento repubblicano, radicale e insurrezionale. Il finanziamento auspicato non si concretizzò e le divergenze politiche portarono alla rottura dei rapporti tra i due.

Giuseppe Mazzini (1805–1872) fu patriota, pensatore politico e principale teorico del repubblicanesimo risorgimentale. Fondò la Giovine Italia nel 1831 e promosse una rete democratica europea, legando l’indipendenza nazionale a un progetto di rinnovamento politico e civile.

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LOTTO 134

Autografo di Felice Cavallotti Direttore Giornale La Ragione Lettera Pubblicazione Articoli

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Lettera interamente autografa di Felice Cavallotti, redatta a Milano il 14 settembre 1878, su carta con timbro a secco della “Direzione e Amministrazione La Ragione, Milano” ed indirizzata a un destinatario non indicato.

Nella missiva Cavallotti risponde a una precedente comunicazione del destinatario, spiegando di aver ricevuto la copia da lui inviata e di essere intervenuto, o di aver fatto intervenire, sul testo per renderlo pubblicabile. Il punto centrale della lettera è la necessità di abbreviare scritti troppo lunghi: Cavallotti chiarisce che, per le esigenze materiali del giornale, non sempre è possibile conservare integralmente le lettere ricevute, anche quando il contenuto sia valido. Fa riferimento a lettere già pubblicate o da pubblicare e osserva che certe corrispondenze devono essere ridotte, perché il giornale è talvolta obbligato a tagliare anche gli articoli, pur cercando di mantenerne l’efficacia. Cavallotti si scusa per il ritardo della risposta, ringrazia il destinatario per il materiale inviato e chiude con una formula cordiale, dichiarandosi affezionato e firmando per esteso.

La lettera offre una testimonianza concreta del lavoro quotidiano di redazione de La Ragione, fondato e diretto da Cavallotti a Milano: scelta dei testi, correzione, riduzione degli scritti dei collaboratori e adattamento degli articoli agli spazi disponibili

Felice Cavallotti (1842–1898), poeta, giornalista e uomo politico italiano, fu una delle figure più note della democrazia radicale postunitaria. Deputato e polemista combattivo, fondò e diresse La Ragione a Milano; morì in duello il 6 marzo 1898.

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LOTTO 135

Autografo di Giosuè Carducci Lettera Nuovi Studi Piacentini

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Lettera interamente manoscritta e firmata di Giosuè Carducci, redatta a Bologna il 30 dicembre 1888 e indirizzata a un conte Nasalli, verosimilmente appartenente al ramo piacentino della famiglia Nasalli Rocca.

Nella missiva Carducci ringrazia il destinatario per l’invio delle “quattro carte piacentine”, ricevute al suo ritorno a Roma la vigilia di Natale, e dà conto con precisione dei propri studi in corso, menzionando un lavoro dedicato a rime antiche stravaganti tratte da membrane e carte non pertinenti a codici letterari. Le carte inviate vengono accolte come materiale utile e prezioso per i suoi studi, e il poeta dichiara che, una volta concluso il lavoro in corso, avrà cura di ringraziare pubblicamente il destinatario, così da interpretarne degnamente la memoria. La chiusa unisce alla riconoscenza il tono cortese degli auguri per il nuovo anno, accompagnati dall’espressione di una “vera stima” e di sincero ossequio. 

Il valore storico del documento è accresciuto dal fatto che questa stessa lettera divenne in seguito oggetto di attenzione da parte di Albano Sorbelli, direttore della Biblioteca e Casa Carducci di Bologna, che in due lettere dattiloscritte firmate del 29 marzo e del 2 aprile 1938, indirizzate alla contessa Laura Milesi Ferretti Nasalli, figlia del conte, ne chiese notizie e copia in vista della preparazione dell’Epistolario Carducciano. 

Giosuè Carducci (1835–1907) fu uno dei massimi poeti italiani dell’Ottocento, oltre che critico, filologo, professore universitario e figura centrale della cultura nazionale postunitaria. Docente all’Università di Bologna, esercitò una vastissima influenza sulla vita letteraria e civile del suo tempo, coniugando ricerca erudita, impegno intellettuale e altissima espressione poetica. Nel 1906 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, primo autore italiano a riceverlo.

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15g 0o 39m 26s

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LOTTO 136

Autografo Eleonora Duse Attrice Lettera Richiesta Notizie e Incontro

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Stima: 250 - 350€

Descrizione:

Lettera interamente autografa di Eleonora Duse, scritta da Venezia, Palazzo Desdemona, il 17 settembre 1892. La missiva è indirizzata a un “caro Gnaldo” e si chiude con la firma, seguita dall’indicazione di luogo e data.

La missiva ha tono confidenziale, la Duse chiede al destinatario dove si trovi, se a Milano o a Venezia, ricorda di avergli scritto e manifesta il desiderio di ricevere sue notizie e di incontrarlo: “voglio saper vostre notizie” e “voglio vedervi”. La data del 1892 colloca la lettera in un momento significativo della vita della Duse, anno in cui ebbe inizio la conoscenza con Gabriele D’Annunzio. Il riferimento al Palazzo Desdemona a Venezia offre inoltre un preciso dato di provenienza interna alla missiva, legato a un soggiorno veneziano dell’attrice.

Eleonora Duse (1858–1924) fu una delle maggiori attrici teatrali italiane tra Otto e Novecento. Interprete di straordinaria intensità, rinnovò profondamente la recitazione drammatica, imponendosi sulle scene europee e americane con uno stile sobrio, moderno e psicologicamente essenziale.

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15g 0o 40m 26s

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€ 70,00

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LOTTO 137

Autografi del Quartetto Triestino Fotografia Esecuzione Musicale

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Autografi del Quartetto Triestino su fotografia in bianco e nero, applicata su supporto in cartoncino nero, con autografi dei quattro componenti apposti direttamente sull’immagine. Da sinistra a destra sono riconoscibili Augusto Jancovich, Giuseppe Viezzoli, Dino Baraldi e Manlio Dudovich.

I quattro musicisti sono ritratti in posa d’esecuzione, seduti in ambiente interno, con leggii e partiture al centro della composizione. 

Gli autografi sono distribuiti in corrispondenza dei rispettivi ritratti: la firma di Augusto Jancovich è tracciata lungo il margine sinistro della fotografia; quella di Giuseppe Viezzoli compare nella parte superiore, sopra il secondo musicista da sinistra; la firma di Dino Baraldi è posta in alto, sopra il violoncellista; quella di Manlio Dudovich si trova nella parte superiore destra. 

Il Quartetto Triestino fu una formazione cameristica attiva tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, legata all’ambiente musicale triestino e alla pratica del quartetto d’archi. Riuniva strumentisti impegnati nell’esecuzione del repertorio cameristico classico e moderno, contribuendo alla vita concertistica cittadina in un contesto culturale aperto agli influssi italiani e mitteleuropei.

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15g 0o 41m 26s

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€ 70,00

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LOTTO 138

Autografo di Victor Maurel Baritono Fotografia su Cartoncino New York

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Stima: 180 - 250€

Descrizione:

Fotografia su cartoncino del baritono Victor Maurel, con autografo apposto sul supporto. Il ritratto mostra il cantante in posa composta, a figura intera con abito formale, secondo il gusto della fotografia di studio di fine Ottocento. Sul cartoncino è presente l’intestazione dello studio fotografico Aimé Dupont, attivo a New York e noto per i ritratti di artisti, cantanti e personalità teatrali.

L’autografo di Victor Maurel è tracciato nella parte superiore, configurandosi come fotografia destinata alla circolazione personale o promozionale in ambito teatrale e musicale.

Victor Maurel, nato a Marsiglia nel 1848, fu uno dei più celebri baritoni francesi dell’Ottocento. Legato in modo particolare al repertorio verdiano, creò i ruoli di Jago in Otello e di Falstaff nell’omonima opera di Verdi. Si esibì nei principali teatri europei e americani e fu anche insegnante e scrittore. Morì a New York nel 1923.

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15g 0o 42m 26s

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€ 40,00

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LOTTO 139

Autografo di Filippo Turati Lettera Fondazione Partito Politico PSI

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Stima: 400 - 600€

Descrizione:

Cartolina postale interamente autografa e firmata di Filippo Turati, redatta a Milano il 16 luglio 1892 su cartolina postale da 10 centesimi e indirizzata a Filippo Lucini, laureato in legge, a Tirano, in Valtellina. Al recto compare il timbro intestato de “La Critica Sociale”, con sede a Milano nei Portici della Galleria Vittorio Emanuele, n. 23; sul verso sono presenti l’indirizzo manoscritto, il francobollo e l’annullo postale.

Nel testo Turati si rivolge al destinatario chiedendo l’invio dell’ultimo fascicolo della “Neue Zeit”, il periodico teorico del socialismo tedesco, precisando di avere necessità di consultarlo. La cartolina prosegue con un riferimento alla preparazione di un nuovo giornale e alla necessità di raccogliere una risposta generale e permanente del movimento socialista internazionale, con accenni alla propaganda e al coinvolgimento degli amici e dei compagni. La scrittura, fitta e corsiva, lascia emergere con chiarezza il carattere operativo della comunicazione, legata alla circolazione di materiali socialisti europei e all’organizzazione politica italiana.

Il documento si colloca in una fase immediatamente precedente alla fondazione, nell’agosto 1892, del Partito dei Lavoratori Italiani, nucleo originario del futuro Partito Socialista Italiano, iniziativa nella quale Turati ebbe un ruolo decisivo. La cartolina testimonia quindi un momento concreto della rete di rapporti, letture e scambi attraverso cui maturava l’organizzazione del socialismo italiano di fine Ottocento, in stretto dialogo con il movimento socialista internazionale.

Filippo Turati (1857–1932) fu avvocato, giornalista e dirigente socialista. Tra i fondatori del socialismo italiano moderno, diresse con Anna Kuliscioff “Critica Sociale” e fu una delle principali figure del riformismo socialista, attivo in Parlamento e nella vita politica italiana fino all’esilio antifascista.

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15g 0o 43m 26s

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€ 50,00

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LOTTO 140

Autografo di Giovanni Maria Casini Compositore Lettera e Foglio Music*

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Stima: 4.000 - 6.000 €

Descrizione:

Lettera interamente autografa di Giovanni Maria Casini, databile al 1685, composta su carta vergata e accompagnata da un raro foglio musicale pentagrammato relativo all’Onnicordo. Al verso compare l’indicazione del destinatario, leggibile come Benedetto Bresciani, con formula di indirizzo.

Il contenuto della missiva appare di particolare interesse perché affronta questioni di natura musicale, teorica e strumentale, con riferimenti alla struttura dei suoni, ai rapporti fra le note, alle divisioni e alle difficoltà connesse alla resa pratica di sistemi musicali complessi. L’allegato su carta pentagrammata non si presenta come semplice partitura, ma come vero foglio dimostrativo: vi compaiono linee musicali, numerazioni, segni correttivi e annotazioni relative ai generi diatonico, cromatico ed enarmonico, elementi che lo collegano direttamente alla riflessione sull’Onnicordo.

L’Onnicordo fu uno strumento eccezionale nella cultura musicale fiorentina del Seicento. Ideato da Francesco Nigetti, maestro di Casini, venne concepito come strumento capace di ampliare le possibilità dell’esecuzione tastieristica attraverso una complessa distinzione dei suoni. La presenza di un foglio manoscritto riferibile a questo ambito, unita alla lettera autografa di Casini, rende il documento una testimonianza rara della circolazione pratica e teorica di conoscenze musicali altamente specialistiche, legate a una tradizione oggi documentata in modo assai limitato.

Giovanni Maria Casini nacque a Firenze nel 1652 e fu sacerdote, organista e compositore. Allievo di Francesco Nigetti, divenne organista della cattedrale di Santa Maria del Fiore e fu poi attivo anche nell’ambiente mediceo, dove ottenne incarichi musicali di rilievo. La sua produzione comprende musica sacra, oratori, composizioni vocali e pagine organistiche, tra cui i celebri Pensieri per l’organo. La sua figura è centrale nella scuola organistica fiorentina tra Sei e Settecento: tra i musicisti usciti dalla sua influenza vengono ricordati Francesco Feroci, Domenico Zipoli, Francesco Maria Veracini e Bartolomeo Felici, futuro maestro di Cherubini. 

Termine asta:

15g 0o 44m 26s

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