Siena, 1560–1561.
Protocollo notarile senese in due tomi, manoscritto originale su pergamena e carta, legature coeve in assi lignee rivestite in pelle, con plurimi segni tabellionis autografi.
Straordinario complesso documentario senese del pieno Cinquecento, costituito da due tomi gemelli redatti negli anni 1560 e 1561, nel pontificato di Paolo IV e sotto l’autorità imperiale di Carlo V. Si tratta di un protocollo notarile organico, completo di indici manoscritti coevi, numerazione antica delle carte e fascicolazione originaria, conservato nelle sue legature cinquecentesche in assi lignee con dorso in pelle e tracce di fermagli metallici. Sul piatto compare il titolo manoscritto antico “Istrumenti di Binducci”, chiara indicazione della destinazione archivistica familiare.
Il primo tomo conserva un nucleo particolarmente significativo di atti relativi alla famiglia Binducci, qualificata nei testi come nobiles cives Senenses, attestandone l’appartenenza al patriziato cittadino nel delicato periodo successivo alla caduta della Repubblica di Siena. Tra le scritture emerge con particolare rilievo l’atto di emancipazione di Bartolomeo Binducci da parte del padre Bernardino. L’emancipazione, istituto centrale nel diritto civile di tradizione romanistica, liberava formalmente il figlio dalla patria potestas, consentendogli di contrarre, amministrare beni, agire in giudizio e assumere piena capacità patrimoniale come pater familias. Non si tratta di atto meramente formale, ma di momento giuridico decisivo nella riorganizzazione economica della famiglia, strettamente connesso alla successiva divisione dei beni, alla consegna di poderi nel territorio senese – in particolare nella zona di Renello – e alla sistemazione delle posizioni creditorie e debitorie. L’emancipazione si inserisce quindi in un più ampio riassetto patrimoniale documentato con grande precisione notarile, con indicazione di somme in fiorini e lire, clausole di garanzia, obbligazioni e riserve di dominio, restituendo un quadro vivido della gestione patrimoniale di una famiglia senese di rango civico elevato.
Il secondo tomo, redatto nello stesso arco cronologico, documenta l’attività notarile del 1561 con atti relativi a famiglie senesi di primo piano – tra cui Orlandini e Tolomei – e ulteriori riferimenti ai Binducci, confermando l’unità professionale e archivistica dell’insieme. Ogni fascicolo si apre con solenne formula in Dei nomine amen e con richiamo al pontificato e all’autorità imperiale, secondo la prassi diplomatica senese del tempo.
Elemento di particolare interesse è la presenza di numerose mani di scrittura: il complesso non è opera di un unico copista, ma testimonia l’attività di più notai e scrivani attivi nella Siena del tempo. Tale pluralità paleografica rende il manoscritto ancor più significativo sotto il profilo archivistico e storico, offrendo un campionario concreto delle grafie notarili senesi della metà del XVI secolo.
Analogamente, sono presenti numerosi segni tabellionis differenti, sia autografi che a stampa, strutturati secondo modelli simbolici personali (croci apicali, stelle, elementi architettonici stilizzati, cartigli con iniziali). La pluralità dei tabellionati suggerisce che il complesso possa essere considerato anche come un’interessante raccolta di signa tabellionis senesi dell’epoca, di notevole interesse per studiosi di diplomatica, storia del notariato e simbologia professionale. Ogni segno costituisce un elemento giuridicamente qualificante, garante dell’autenticità dell’atto e della responsabilità personale del notaio rogante.
Le carte di guardia del primo volume sono costituite da pergamena manoscritta medievale con iniziali rubricate in rosso, proveniente da codice liturgico o teologico del XIII–XIV secolo riutilizzato come materiale di legatura, secondo pratica diffusa negli ambienti notarili. Analogo riuso di codice è presente anche nel secondo foglio di guardia del secondo tomo, ulteriore elemento di interesse codicologico e testimonianza della circolazione e reimpiego di materiali librari antichi nella Siena cinquecentesca.
Il contesto storico conferisce all’opera una particolare intensità identitaria. Siamo negli anni immediatamente successivi alla fine dell’indipendenza repubblicana, in una Siena che riorganizza assetti familiari, patrimoni fondiari e relazioni giuridiche sotto nuova cornice politico-istituzionale. Le formule, i nomi, i poderi, le case urbane e le somme registrate restituiscono la trama concreta della città cinquecentesca, con il suo patriziato, le sue campagne e il suo diritto. Il complesso rappresenta una testimonianza diretta della società senese del XVI secolo, di forte interesse per storia locale, genealogia, archivistica, paleografia e diplomatica notarile.
Stato di conservazione coerente con l’età: usure alle legature, fori di tarlo alle assi, abrasioni del dorso, macchie e ossidazioni alle carte; struttura complessivamente solida, leggibilità piena, integrità archivistica sostanzialmente preservata.
Collazione:
Tomo I: 110 carte interamente in pergamena, di cui 107 manoscritte.
Tomo II: 103 carte, di cui 67 manoscritte e 4 in carta vergata. Presente riuso di codice anche nel secondo foglio di guardia.