AUTOGRAFI DI CESARE BECCARIA E PIETRO VERRI REALE MAGISTRATO CAMERALE DI MILANO

Lotto 120

CESARE BECCARIA E PIETRO VERRI

Stima: 1.000 - 1.200€

Non aggiudicato

(Riserva non raggiunta)

Commissioni d'asta del 15%

Chiusura asta: 11/03/2022
Tempo rimanente: ASTA CONCLUSA!

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Manoscritto firmato dai celebri giuristi e letterati Pietro Verri e da Cesare Beccaria. Nel suddetto documento sono presenti una postilla manoscritta e firmata da Cesare Beccaria e un doppio autografo di Pietro Verri.

Supplica sottoscritta da Giuseppe Buzzi per conto di Giovan Battista Rossini ed indirizzata il 6 aprile 1784 al Reale Ducal Magistrato Camerale di Milano al per ottenere una remissione in termine a causa del "tempo i proprio e delle strade impraticabili", in calce alla quale è vergato il provvedimento autografo di Cesare Beccaria, che sedeva tra i nove consiglieri, controfirmato da Pietro Verri in qualità di Presidente, e da quest’ultimo inviato per quanto di competenza "All’Annona’ il successivo 16Ap(ri)le 1784".

Testimonianza documentale dell'impiego congiunto del Beccaria e del Verri presso il Reale Ducal Magistrato Camerale di Milano che si protrasse dal 1771 al 1786 seguendo le alterne vicende dei loro rapporti personali. I due, infatti, dopo aver fondato nel 1761, insieme al fratello Alessandro Verri, Alfonso Longo, Pietro Secchi, Giambattista Biffi e Luigi Lambertenghi, l’Accademia dei Pugni, primo nucleo redazionale del foglio periodico Il Caffè, destinato a diventare tra il ’64 ed il ‘66 il punto di riferimento del riformismo illuministico italiano, ruppero presto il loro sodalizio. Nel 1764, all'uscita del Dei delitti e delle pene, Beccaria si era infatti ritrovato di colpo al centro dell'interesse degli illuministi, ma il suo precipitoso ritorno da Parigi, dove quello stesso anno lo avevano chiamato le lodi dei philosophes, gli aveva meritato non solo le cordiali ironie dei Francesi, ma soprattutto i rimproveri e poi l'aspra condanna del Verri. "Caro amico' scriveva Beccaria a Pietro Verri il 15 novembre 1766, lasciami qual sono, lasciami correre la mia carriera in pace, secondo le mie sensazioni, il mio carattere e i bisogni miei". Risale a quel periodo il proposito di Verri, di pubblicare una confutazione del Dei delitti e delle pene, progetto cui in seguito avrebbe rinunciato. Un primo riavvicinamento era infatti avvenuto nel 1771. Beccaria, aveva scritto all'Imperatrice circa il suo "ardentissimo desiderio (…) di consacrare in un servizio più diretto e con maggiore assiduità all'Augustissima Padrona tutto se stesso". L'"umilissimo suddito" e venne accontentato il 29 aprile con la nomina a consigliere del Magistrato Camerale, organo che con la riforma del 23 settembre seguente avrebbe riunito in sè il Supremo Consiglio d'economia e il vecchio Magistrato Camerale con competenze sull'amministrazione. Il 24 maggio 1771 il Beccaria prendeva posto per la prima volta nel medesimo consiglio dove sedeva anche Pietro Verri, ma i rapporti tra i due, a giudicare dal ritratto che lo stesso Verri ci ha lasciato in una lettera del 26 agosto 1775, non tornarono cordiali: "Egli è caduto talmente che nel suo discorso istesso è un uomo esattamente volgare e non si distingue se non per le stravaganze. Per sua fortuna ha sposato una buona giovane, affezionata, prudente, che mantiene la concordia in casa e si fa voler bene da ognuno: questa calma le Erinni della sua fantasia (...)". Solo dal 1778 i vecchi sodali sarebbero ritornati ad "un tuono di amicizia"; in quell'anno Verri, Beccaria, Paolo Frisi e Pietro Secchi fondano la Società patriottica milanese. Nel 1780, scrivendo al fratello Alessandro, l'antico capo dell'Accademia dei Pugni, il Verri, a proposito delle insinuazioni che lo volevano autore dei Delitti, osservava: "Il libro lo ha fatto Beccaria, chiunque abbia sentimento di stile lo deve capire che non è mio; potrei dire con verità che però senza di me quel libro non si sarebbe né fatto né pubblicato... Ora ci vediamo quasi ogni giorno, perché abbiamo una loggia in società e le nostre mogli sono amiche e parenti". 

Codice articolo: LBL0322AST

Data articolo: 06/04/1784

Pagine: 2

Pagine manoscritte: 1

Condizioni: Ottime

Dimensioni: 34x22.5

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