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Manoscritto interamente autografo di Alexandre Dumas padre, redatto in lingua francese su più pagine e composto come vero e proprio intervento politico-religioso dedicato al tema “Le Haut et le Bas Clergé”, titolo apposto sul documento. Documento senza data certa, collocabile agli anni Sessanta del XIX secolo.
Il testo affronta, con taglio fortemente polemico e argomentativo, il rapporto tra alto e basso clero nel contesto della questione italiana e del processo di unificazione nazionale. Dumas lega esplicitamente il tema religioso agli eventi politici contemporanei, richiamando l’unità d’Italia, la monarchia di Vittorio Emanuele II, la liberazione di Roma, l’annessione di Venezia e il ruolo di Garibaldi. Il manoscritto si colloca dunque nel vivo del dibattito risorgimentale, con particolare attenzione al conflitto tra Stato italiano, papato e potere temporale.
Uno degli elementi centrali del testo è la netta contrapposizione tra alto clero e basso clero. Dumas descrive il basso clero come vicino al popolo, povero, patriottico e potenzialmente favorevole alla causa nazionale italiana; al contrario, presenta l’alto clero come legato al Papa, ai cardinali, ai vescovi e alle strutture di potere ecclesiastico, accusandolo di difendere privilegi, appannaggi e interessi temporali. In questo quadro compaiono riferimenti diretti a Vittorio Emanuele II e a Garibaldi, figure indicate nel contesto dello scontro tra sentimento nazionale e opposizione clericale.
Di particolare rilievo sono i passaggi dedicati a Napoli e al clero napoletano, dove Dumas collega le resistenze dell’alto clero alla fedeltà borbonica e alla difesa del potere temporale. Il testo richiama inoltre il Papa, i cardinali, gli episcopati, i Borbone, il governo italiano e la “question de Rome”, presentata come questione essenzialmente clericale. L’autore sviluppa una lettura politica della religione, contrapponendo la Chiesa come struttura gerarchica alla religione evangelica intesa come strumento di educazione morale e libertà.
Il manoscritto contiene anche una forte critica sociale verso le disparità economiche interne alla Chiesa: Dumas insiste sugli enormi appannaggi dei cardinali e dell’alto clero, contrapponendoli alla condizione misera del basso clero, privo di mezzi, stipendiato debolmente e più vicino alle popolazioni. Da questa analisi deriva una proposta riformatrice: rendere il basso clero più indipendente dai vescovi, affidargli chiese, conventi soppressi ed edifici religiosi nazionali, trasformandolo in strumento di educazione popolare e civile.
Altro passaggio di grande interesse è il riferimento al decreto del 17 febbraio 1861, con cui Dumas collega il proprio ragionamento alla nuova cornice politica italiana postunitaria e alla trasformazione degli edifici ecclesiastici in “églises nationales”. In tale prospettiva, la religione viene posta al servizio di una rieducazione morale del popolo, fondata non sulle leggi dello Stato ma sulle “leggi di Dio”, e interpretata come educazione alla libertà.
Il testo si chiude con la firma autografa “A. Dumas” e con un post scriptum nel quale l’autore riconosce la complessità della materia ecclesiastica e dichiara di voler accogliere con riconoscenza eventuali contributi da persone istruite in tali questioni.
Alexandre Dumas padre (1802–1870) fu uno dei massimi scrittori francesi dell’Ottocento, autore de I tre moschettieri e Il conte di Montecristo. Figura letteraria di fama europea, partecipò attivamente anche al dibattito politico e civile del suo tempo. Fu legato con particolare intensità alla causa italiana e a Giuseppe Garibaldi, che seguì e sostenne durante le vicende risorgimentali.
Codice articolo: SVPAST0626
Data articolo: 0/0/0
Pagine: 10
Pagine manoscritte: 5
Condizioni: Ottime
Dimensioni: 26.7x20.8