Commissioni d'asta del 17.5%
Questo cimelio è certificato da Associazione Autografia Periti Calligrafici Certificatori e garantisce al 100% l'autenticità. Il certificato non ha limiti di tempo ed è valido in tutto il mondo.
Manoscritto liturgico di eccezionale importanza, redatto interamente a mano su pergamena vellum in grande formato (cm 52,5 × 35 ca.), riconducibile all’area italiana e databile alla prima metà del XIV secolo (1300–1350).
Il codice presenta una scrittura gotica minuscola identificabile come littera bononiensis, con notazione musicale in neumi quadrati inscritti su tetragramma tracciato in rosso. L’impianto grafico è di grande chiarezza e rigore, tipico dei grandi libri corali destinati alla lettura comunitaria.
L’apparato decorativo risulta di notevole qualità: numerose iniziali miniate in blu, rosso, verde e rosa scandiscono l’apertura dei canti, mentre i capilettera secondari sono finemente ornati in cobalto e cinabro. Le miniature, eleganti e ben calibrate nello spazio della pagina, conferiscono al manoscritto un forte impatto visivo e testimoniano una produzione di ambito colto e strutturato.
Il testo si apre con l’“Asperges me, Domine”, canto previsto per la liturgia domenicale (eccetto tempo pasquale e Domenica delle Palme), con rubriche esplicative in rosso cinabro che guidano l’esecuzione liturgica. Seguono i principali canti gregoriani della Messa, accompagnati da annotazioni marginali e interlineari di carattere celebrativo e pratico, redatte dall’amanuense o in epoca coeva.
Le carte, complete e numerate da I a CCIX (219), presentano numerazione romana in rosso con uso delle forme additive (IIII e VIIII), elemento coerente con la prassi precedente alla diffusione sistematica della notazione sottrattiva, confermando la cronologia proposta.
Sono documentati interventi di restauro stratificati nel tempo: un primo intervento antico (probabilmente XVII secolo) e un restauro più recente, volti a reintegrare lacune mediante inserzioni in pergamena, mantenendo la leggibilità e la funzionalità liturgica del codice.
La legatura, restaurata con attenzione filologica, conserva i piatti lignei originali – verosimilmente in quercia – rivestiti in cuoio e arricchiti da ferramenta metallica coeva (borchie angolari, elementi centrali decorativi e fermagli), databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. Tali elementi, recuperati da una legatura precedente, testimoniano la lunga storia conservativa del volume.
È importante sottolineare come gli antifonari di questa epoca fossero originariamente privi di legatura rigida strutturata, spesso conservati in forme più semplici: la configurazione attuale riflette quindi una fase successiva della vita dell’oggetto.
La rarità del manoscritto è assoluta: gli antifonari del XIV secolo giunti integri fino a noi sono estremamente pochi, a causa di dispersioni, smembramenti e distruzioni nel corso dei secoli. Questo esemplare si distingue non solo per completezza e stato di conservazione, ma anche per qualità esecutiva e dimensioni.
Un documento di straordinaria rilevanza storica, liturgica e collezionistica, destinato a istituzioni e raccolte di alto profilo.
Codice articolo: TVAST0426
Data articolo: 0/0/0
Pagine: 219
Condizioni: Ottime
Dimensioni: 55x40